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Minimal trip

Monday, June 29th, 2009
Sovraesposizione mon amour

Sovraesposizione mon amour

Su ispirazione di tommi dopo un viaggetto con lui posso iniziare a compilare una controlista di cose che portai in vacanza,e che furono pure troppe – se c’è anche acqua lungo il cammino e la possibilità di stendere panni ad asciugare (tipo, se non c’è un orso polare che vi sta inseguendo su un’isola) potete viaggiare per un tempo t indefinito alla stessa latitudine l.

Lo zaino, a differenza del caso del mio collega, è uno zaino e non un pacco dell’est ma i risultati sono confrontabili

La lista in questione è:

  • Spazzolino
  • Ck one
  • Gillette – il meglio di un uomo
  • 5 mutande
  • 3 calze
  • 5 magliette
  • 1 jeans
  • 2 pantaloni corti
  • 1 felpa
  • 1 paio di scarpe
  • 1 paio di infradito
  • 2 o 3 ricaricatori di apparecchi elettronici
  • gli apparecchi elettronici, ovvero macchina fotografica e telefono

Potevo non portare:

  • Ck one
  • 2 mutande
  • 2 calze
  • 2 magliette

Ho regalato alla spagna

  • 1 felpa
  • 1 telefono

Quindi a conti fatti, potevo partire con metà delle cose e non ne avrei ristentio, o ne avrei risentito di meno :)

Kudos.

Barcelona, le foto

Thursday, June 25th, 2009

E comunque se volete vedervi le foto del nostro viaggetto cliccatemele pure

barcelooooona

(cliccando sulla foto le vedete poi tutte)

Piazza Bianca

Wednesday, February 11th, 2009

Trieste 2008

Mentre la abbracciavi rideva, rideva, rideva forte e anche a lungo, da un pianeta così lontano, rimandava alla tua pazzia e al non motivo che ti aveva portato lì. La piazza bianca girava intorno, nessuno si fermava a vedere. Aveva l’aria che stesse succedendo qualcosa mentre ero da un’altra parte, poi me lo avrebbero distrattamente raccontato mentre distrattamente avrei ascoltato.
Invece no, ero il protagonista di una bianca e anonima piazza girevole, mentre lei non impediva alla mia bocca di posarsi sul suo collo in un ironico bacio delle 4.

Lei non mi impediva niente e rideva. Era l’unica cosa che importasse poco più di niente. Più di pianto e sguardi inzuppati di odio a coppiette e gambe belle anzi bellissime. Era l’unica cosa finalmente che potessi amare selvaggiamente, che si lasciava amare selvaggiamente in quel microscopico attimo in quella piazza che girava. L’illusione più bella e vera che potessi pretendere dopo tanto mare senza acqua da bere.