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Lo senti il treno?

Tuesday, February 17th, 2009

siviglia 2008 (34)


Alle undici capita, credo. Verso quell’ora, di sera, quando sento solo i cani abbaiare ogni tanto, lo sento. Il treno passa.
Lo sento da qui, sono lontano ma mi sembra di essere tra la ruota e la rotaia, a seguire come una telecamera il movimento rapido della ruota alla stessa velocità del treno.
Basta che chiudo gli occhi – anzi basta fissare il muro o la finestra – e in pochi secondi sono rapito da quel segno, immagino il macchinista.

Eccolo, il macchinista, guarda davanti e la strada per il treno è segnata, per lui e per me no, per quei secondi sono il macchinista. Guardo la strada che ho davanti ma so che intorno ci sono colline verdi, e più in su tanta neve bianca, so che di giorno la gente gira da quelle parti ma adesso sta dormendo e io passando accarezzo le loro teste. Adesso tutto è fermo, passo solo io. Fuori fa caldo, non importa che stagione sia, io sento che fuori fa caldo, potrei uscire a camminare al bordo della ferrovia se volessi, solo che adesso ho questo treno che corre.

Arriverò ai ghiacciai un giorno, anzi una notte
senza corrente elettrica
a fari spenti arriverò
con coraggio
e poi di nuovo giù
dall’altro pendio del mondo
vedrai che arrivo che farò
turbine e scintille accese
vedrai che arrivo che farò
e come puntuale di ritorno
accanto a te sarò.

Altroché se arriverò.

(so che fare il macchinista è molto più noioso e meno poetico, ma vissute da lontano tutte le storie possono essere molto più forti)

Minaccia

Sunday, December 7th, 2008

Fondotoce, 06/dic/08

[..]
Io mi sarei innamorata a sentirti parlare un’ora in più, a vederti un’ora in più, e avrei tenuto il mio amore lì per guardarlo nei momenti di merda – nelle nottate in cui ancora piango, per intenderci.
(Volevo giocare d’anticipo e scriverti tutto questo, sia chiaro, prima che tu scrivessi altro, perché mi illudo e spero a ragione che tu sia una persona che capisce ogni singola parola che io ho scritto fin nella più profonda essenza delle cose, e che capisce che non me ne frega niente se ti rivedo, l’importante è che ti ho visto quella sera, che tu sia un ricordo spaventosamente luminoso, che tu sia un essere umano che ha avuto un contatto vero con me, che io mi sia specchiata e non abbia voluto rubare alla donna che ti ama e che è amata nemmeno una briciola).
[..]

Francesca

Animalia

Thursday, October 16th, 2008

siviglia 2008 (95)
Se si ascolta l’intuito si risparmia tipo un sacco di tempo. L’intuito per me è quell’avanzo di istinto che ha preso la parte positiva della razionalità e si è ben nascosto dietro ai pensieri strutturati dell’essere umano.
È l’idea che si manifesta prima di iniziare a pensare, ed è lì il difficile dell’afferrarla: per afferrare bisogna pensare un minimo, e pensando si insabbia l’intuizione.
Arriva dall’osservazione inconscia dell’ambiente attravmerso i nostri sensi, e forse anche attravero altri sensi non conoscibili (quindi non dimostrabili).
Provate, guardando una persona che conoscete o meno, a dire non la prima cosa che vi viene in mente su di essa, ma la cosa che vi è venuta in mente mentre cercavate la prima cosa da dire.
Forse così ci si può arrivare. E nove volte su dieci arriverete alla vera realtà delle cose in una frase.

Impariamo ad usarla, diventeremo più veri.