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L’onestà intellettuale è un ossimoro

Wednesday, August 29th, 2007


Questa frase sarà familiare a chi ha letto il libro – chi non lo ha letto lo può ancora leggere.
Baricco esprime in City, uno dei libri più simpatici tutto sommato, a parte la scena di quello con la schiuma alla bocca, un saggio sull’onestà intellettuale. Anzi, esprime un po’ di cose, tra cui il western e la boxe, veramente veramente gradevoli. E anche quella parte… no dai poi rovino tutto.

Un saggio sull’onestà intellettuale.

È un saggio piuttosto breve, anche se è romanzato, ma è sintentico – ad essere esatti è in 6 punti. Mi permetto di spiegarlo – lui lo spiega con calma mentre lo dice (lo fa spiegare a quello che nel libro lo ha inventato), io provo a scrivere prima tutti e sei i punti e poi a spiegarli.

  1. Gli uomini hanno idee.
  2. Gli uomini esprimono idee.
  3. Gli uomini esprimono idee che non sono loro
  4. Le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affinano con tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano su un attimo. E sparano. (leggi: Le idee: erano apparizioni, adesso sono armi)
  5. Gli uomini usano le idee come armi, e in questo gesto se ne allontanano per sempre.
  6. (titolo di questo post) L’onestà intellettuale è un ossimoro.

Mi ha colpito per la sua monoliticità e per quanto, effettivamente, rispecchi il tutto della comunicazione tra persone, a tutti i livelli.

Il 90% delle volte che vedo litigare o incazzarsi la persona incazzata cerca di difendere un’idea, idea che spesso non arriva direttamente dalla persona (3) e che più di un’idea appartenente alla persona sembra un essere dotato di vita e volontà propria, un batterio (benigno o maligno) che fa uso della persona in cui risiede per poter sopravvivere agli altri batteri.

Non è tutta farina del mio sacco, come è ovvio che sia, è sempre il buon Baricco che spiega e io traggo ispirazione.

Il fato che gli uomini abbiano idee (1) è ovvio, diretto, siamo benedetti e maledetti in questo senso e le abbiamo. Quando le si esprime (2) le si perde già un po’. Anzi, si perde quello spiraglio di luce che aveva generato l’idea, si impasta qualcosa di nuovo e lo si consegna a un interlocutore (anche sè stessi è un intelocutore) – si impasta qualcosa di nuovo perché un’idea finché rimane uno sprazzo di luce non può essere espressa, poverina. Si cala nel reale e si trasforma in un bozzolo di parole.

(4) le idee diventano armi – è ovvio che debba andare così, è come avere una spada, non la usi per cucinare. Il bozzolo di parole, prima inoffensivo e anzi salvifico raggio di luce ha ora una lama affilata – ci cuciniamo o ci combattiamo? Ci combattiamo, lo si vede tutti i giorni in tv e lo si sente spesso nel nostro cuore.

E come è ormai ovvio ancora di più, ci siamo allontanati in questo processo. L’arma di affina sempre di più, è la legge del più forte: l’idea che meglio sa adattarsi all’ambiente in cui è – e quindi, importantissimo da notare, si modificaperde il legame con ciò che era all’inizio (5). È fin sbagliato chiamarle idee.

Quindi, va da sè la (6).

sono stato sintetico nell’esposizione, lascio la trattazione a chi vorrà commentare :)

E chiudo con la stessa frase con cui ha chiuso il personaggio di Baricco, una frase che non mi trova del tutto d’accordo, e forse non trova del tutto d’accordo nemmeno l’autore – ma può avere il suo grosso senso. È un post scrittum, più di una conclusione:

Un’altra vita, saremo onesti. Saremo capaci di tacere.

Davanti agli occhi ancora il sole

Thursday, May 3rd, 2007


E dietro alle spalle un pescatore.

Stavo insegnando chitarra ad Arianna, e durante le lezioni ci si fissa su un pezzo e lo si ripete spesso. Abbiamo avuto l’onore di suonare diverse volte il pescatore, grazie a de Andrè. E più la ricantavo, più Arianna migliorava, e più rimanevo colpito da quella frase

gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma verso il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete, ho fame

un miracolo di connubio tra la foma e la sostanza. Parole perfettamente sposate, lì da decine di anni, per me da sempre. Le canto tutti i natali in famiglia. E invece guarda un po’, ieri mi hanno tagliato le gambe. O siamo pazzi o siamo bravissimi, secondo i punti di vista. Certe volte cogliamo di tutto in cose insignificantemente piccole – lì ho colto una bellezza.. Ho visto questo vecchio che schiudeva le palpebre a questo sole basso, il volto un po’ rugoso, senza guardarsi minimamente intorno, con davanti a sè il pane e il vino. Come se dovesse mangiare e bere lui.

È difficile a volte non guardarsi neppure intorno, oserei dire che può diventare sbagliato.
Non è interessante comunque, la bellezza della scena e di quelllo che segretamente comunica al cuore scavalca il resto.

Grazie al mondo insomma, e grazie a mio nonno che è stato pescatore per tanti anni. Senza di lui niente di quello che vedo sarebbe possibile.

Viviamo in una scatola

Tuesday, April 24th, 2007

Vivo in una scatola, vivo limitato da me stesso e da quello che mi circonda. Ogni tanto ci sono cose che ricordano la mia limitatezza ma non sono triste il più delle volte, va bene così.. Il mondo c’è e lo si ama per come è.

grigliata marta giaco e lago
per questo volo, per vedere fuori dalla scatola. sono molto felice di vivere in un piccolo bel mondo, in un piccolo e obbediente universo, perché sono limitato, e nel mio limitato essere terreno (diamo il nome del nostro stato alla cosa che ci sta sotto i piedi) mi trovo bene a pensare tra quattro pareti di cartone.
ma quando si vola, quando si vola è un’altra cosa. basta alzarsi un pochino di quota per iniziare a respirare altra aria, essere spaventati e investiti dal fascino di una realtà più grande, per capire che sono davvero quattro pareti di cartone. che qui c’è qualcosa che non va, imbrigliamo la realtà in regole per averne meno paura, ma forse è più bello averne paura e fascinazione, come in una sindrome di Stoccolma gigante.

l’amore solo ci fa volare, sempre solo quello.

Se anche avessi il dono della profezia,
la scienza di tutti i misteri
e tutta la conoscenza,
se avessi tutta la fede
sì da muovere le montagne:
se non ho l’amore, non sono nulla.