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Grow down

Tuesday, March 17th, 2009

castagne al mont'orfano 21-10-2007 13

In inglese grow up significa crescere. Up è la direzione, crescere verso l’alto.
Ed è anche la tendenza comune, si può dire, pensare hce bisogna crescere verso l’alto, lo fanno quasi tutti, dalle piante agli animali. Non sembra sbagliato, anzi non c’è uno sbagliato credo.
Per noi umani significa crescere verso modelli di vita, crescere guardando in alto, trovare un modello che fa per noi, o perlomeno una direzione che faccia per noi. Un qualcosa che ci renda felici, per crescere. Che sia una casa, una famiglia, un lavoro, un’attitudine o una competenza.

C’è chi suggerisce un altro approccio, non opposto ma direi complementare al grow up, ovvero grow down. La pianta che cresce dentro di se, va a scavare con le radici se vogliamo seguire la metafora, per trovare la vera essenza di sè stessa. L’umano che cresce dentro di sè sempre di più, per conoscere la propria ombra, la propria storia e le proprie passioni, dando nomi a ciò che trova (dare un nome è possedere).

Per essere felice percorro entrambe le vie, in alto e in basso, guardandomi intorno e guardandomi dentro. Sembra funzionare, sembra che le cose vadano meglio, spero di diventare una bella quercia o un bel ciliegio un giorno, e di diventare, soprattutto, grande.

Piazza Bianca

Wednesday, February 11th, 2009

Trieste 2008

Mentre la abbracciavi rideva, rideva, rideva forte e anche a lungo, da un pianeta così lontano, rimandava alla tua pazzia e al non motivo che ti aveva portato lì. La piazza bianca girava intorno, nessuno si fermava a vedere. Aveva l’aria che stesse succedendo qualcosa mentre ero da un’altra parte, poi me lo avrebbero distrattamente raccontato mentre distrattamente avrei ascoltato.
Invece no, ero il protagonista di una bianca e anonima piazza girevole, mentre lei non impediva alla mia bocca di posarsi sul suo collo in un ironico bacio delle 4.

Lei non mi impediva niente e rideva. Era l’unica cosa che importasse poco più di niente. Più di pianto e sguardi inzuppati di odio a coppiette e gambe belle anzi bellissime. Era l’unica cosa finalmente che potessi amare selvaggiamente, che si lasciava amare selvaggiamente in quel microscopico attimo in quella piazza che girava. L’illusione più bella e vera che potessi pretendere dopo tanto mare senza acqua da bere.

La mia musica

Sunday, December 28th, 2008

mr blonde estate 2008 (102)

Suono, tanti che mi conoscono mi identificano almeno in parte come quelo che suona e che canta, che è correlato alla musica, e vedo un po’ di amici che spesso mi chiedono ascolta quello senti questo guarda questo guarda quello.

Non perché io sia correlato alla musica, è quello che fanno tutti con tutti, è un’usanza degli umani a quanto ho capito, passare musica e fare vedere cose che si ritengono belle – si in effetti lo faccio anche io, però con la musica è diversa, non ce la faccio. Io la musica la ascolto poco, la ascolto in rarissime occasioni, se in una giornata ascolto mezz’ora di musica è tanto, a meno che non sia per ragioni didattiche, per impararla o insegnarla, e lì l’ascolto è tutt’altra cosa.

Ma la musica per me è un momento privato, privatissimo, più che andare in bagno o a dormire. La musica è inspiegabile, nel senso che il senso estetico dell’uomo nei suoi confronti non ha spiegazione razionale. Il senso estetico ha difficilmente spiegazione razionale in effetti, ma comunque: per me è un momento estremamente privato. Non forzatemi ad ascoltare qualcosa, se si parla di guardare qualcosa posso chiudere gli occhi – le orecchie non si possono chiuere allo stesso modo.