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Fai pure finta che qui ci sia scritto qualcosa, nel frattempo

Archive for the ‘moment of being’ Category

Odore di Benares

Monday, October 15th, 2007

Sabato ero sul balcone a Leggere Harry Potter, il sole picchiava di più grazie all’effetto serra o grazie al fatto che il sole picchiava e bon.
È un po’ che non mi metto ad annusare gli odori stagionali, o forse è solo da giugno – credo che moti li sentano, sono queli odori dell’aria di quando cambia la stagione, a me piacciono moltissimo.
Forse era odore autunnale non saprei, era un odore di terra umida e fertile, una cosa molto buona comunque.
tavola compleanno
Non ho potuto fare a meno di smettere di leggere e godermi il bel caldo e terroso odore pomeridiano che mi faceva vivere sensazioni mentali mirabolanti, prima tra tutte l’India.
Mi ero dimenticato la sensazione che provavo ogni volta che aprivo la porta al piano terra per uscire. Essere su un pianeta alieno eppure non temere nessuno e niente, ma soprattutto essere pervasi da odori fortissimi, acri o dolci, e la desolazione di tornare a casa e scoprire un ambiente neutro, con la narici che speranzose cercano una qualche istrazione ma trovano solo lo scarico di una macchina, o la resina di un pino. È un po’ come quando si chiude la porta di una festa, dicevo, si erano provate un sacco di cose, luci casino gente etc, insomma si chiuda sordamente la porta dietro e fa solo.

clac.

Bon, silenzio nessuno fuori e tante cose in testa. Speriamo di tornarci, insomma, adesso che sono passati sei mesi dalla festa non sarebbe male riprovarci.

PS ho anche appena letto un post del blog di Musicomane, che da un anno è in Australia e sta per tornare qui. Scrive bene, anche io sono da un anno in Australia con lui praticamente :) e mi sta facendo venire voglia di raggiungerlo fisicamente la prossima volta che ci va.

Sarà il cielo

Thursday, August 9th, 2007


Sarà il cielo che mi dà queste sensazioni, o sarà che non sono sensato.
Ma ci sono momenti che guardo su e ci rimango in estasi, annuso l’aria, mi sembra di poter toccare tutti gli alberi nei dintorni solo chiudendo gli occhi – l’umidità del verde intorno va a pescare nel profondo dell’istinto, sembra di essere un animale, a tratti..

E capitano episodi che dico, ma come è possibile? Proprio io, proprio qui? L’unico modo per salvarsi dalla mortalità probabilmente: vivere le vite delle cose, delle piante e delle persone intorno.
Passare in bicicletta e vedere la luna sul lago, inondarsi di profumi estivi e scoprire che poco più avanti l’irrigatore di una villa sta proiettando una cascata luminosa sulla ciclabile – e quindi infilarsi sotto a capofitto, ridendo.

Ritrovarsi a pensare al tempo, che scorre sotto le ruote o forse scorre nella testa, addentrarsi sempre più in là in questioni filosofiche che non danno esito se non il sentirsi felice, sterili come dei clementini dolci.
Dolci come dei clementini senza semi.
Semantici come dei clementi sterici.

A volte mi sveglio e mi sembra di fare analisi del reale che non hanno nulla da invidiare a una mente superiore, senza i filtri della razionalità – vedo il mondo come susseguirsi di azioni senza i significati che diamo noi umani, lo vedo un po’ da alieno.

Iniziassi a drogarmi ci perderei ;)

L’altra notte c’era vento

Sunday, May 20th, 2007

lontano lontano
Pericolosamente poetico mi accingo a vivere l’ennesimo moment of being di due o tre notti fa.
Appena sveglio le barriere razionali sono giù, più istinto meno ragionamento.

Già successo.

Non è possibile, penso. Non è possibile che tutto giri così velocemente. Il rubinetto di quella droga che si chiama ragione si era chiuso nelal testa, il mondosi svelava per l’accozzaglia di cose che è effettivamente senza un ordine.
Il relativismo scoppiava in tutta la sua bellezza; l’impressione stavolta era quella di vedere la linea del tempo stropicciata nel palmo della mano. Questa è una metafora, non è come io effetivamente stessi. Io stavo come se non ci fosse più il tempo, come se tutto fosse sparito giù nel buco.

Gli occhi assonnati fuori dalla finestra vedevano solo buio e gli alberi in ombra che si muovevano da ubriachi, lenti e agitati. Nella storia infinita Fantasia piomba nel Nulla, il mondo era già piombato nel Nulla, rimanevo solo io e la stanza. Il giorno dopo avrei dovuto fare una serie di altre cose, ma mi sembrava di averle già fatte, avrei spauto dire come sarebbero andate. E questo si stava espendendo al giorno dopo, ai giorni dopo. Stavo perdendo totalmente la direzione, mi sembrava di aver già vissuto la vita, forse anche qualche vita in più.

Il vento porta sempre via tutto quelloche ho in un momento, lascia solo l’essenziale:

percezione.