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And, in the end we lie awake \ and in dream, we're making our escape

Cenotes/-1

December 12th, 2011

No, non ero un fan dei musei, non ero un fan delle mostre.

Si, la avrei seguita in capo al mondo, se mi avesse detto vieni con me. E un giorno me lo ha detto, ma sarebbe stato qualche ora dopo.

Fino a quel momento eravamo fuori da quel palazzo, grande e bello. Ci aveva sorpreso in mezzo alla strada. forse c’era anche prima, semplicemente non lo avevamo visto, semplicemente. Camminavamo per mano.

Camminavamo per
mano.

Ed ogni volta che la guardavo sorrideva. Come è bello quando tutto è così.
Non deve essere sempre tutto così per essere bello, affatto. Ma finché è così è sicuramente bello.

Ci siamo entrati in quel palazzo, anche a a me attirava, subdolo meccanismo. Non ci sarei entrato da solo, lei voleva e subito dopo lo ho voluto io, e non me ne sarei pentito.

Così come non mi sono mai pentito delle cose che ho fatto con te, semai mi sono pentito di quelle che ho fatto senza te.

Le immagini ci ruotavano intorno, erano sospese nel vuoto, con frasi scritte, con spazi divisi ma comunicanti. Ero in un sogno, lo avevo già imparato, notti prima, che con te nella mia mano io non ero più qui, ero in un sogno. Era inutile pensare di avere un peso, degli occhi, dei pensieri: eravamo un sogno, e in quel nonspazio nella nonluce prendevo contatto con la tua mano e la perdevo, imparavo a cercarti, tra immagini di guerra, miseria, industrie, riflessi di un mondo in cui eravamo dèi lontani, non mi ero mai sentito così lontano, e quindi non avevo mai capito così fortemente quelle immagini.

Non avevo paura di perderti, quanto era bello non avere paura, non avere peso, non avere colpe.

Non avere colpe.

Perderti, anche di pochi metri, e avere lo stesso la tranquillità che eri lì, nel nostro sogno. La bellezza di essere parte di una stessa realtà, il rallegrarsi di un’idiozia così semplice, in mezzo a immagini galleggianti. Mi hai spalancato, vedendo te guardavo quelle immagini, e non mi sarebbero mai entrate così.


Cenotes/5

October 27th, 2011

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E te lo ricordi

quando siamo entrati in quel paese che sembrava dimenticato da dio, che mi avrebbe fatto pietà, o forse paura se fossi stato solo. E invece no, mi sembrava disegnato per noi, una sola strada, forse nemmeno un chilometro di strada, pochi bambini che giocavano per strada, la pioggia, si la pioggia che sarebbe scesa anche quella notte. La polvere, i mucchi di spazzatura, il lago. Tutto finto, ho pensato, tutto disegnato per noi. Questa donna, che ci serve un cibo che non so pronunciare, non esiste; e non esiste nemmeno sua nonna che lo ha cucinato in quella specie di cucina lì dietro.

Non esiste il cane sotto il balcone, con i suoi cuccioli. Non esiste quella torre di legno, non esiste l’uomo che, tranquillo con il suo machete e il suo fucile, entra nella foresta con la faccia di uno che ha appena messo un euro nel carrello.
Non esistono le bambine che mi stanno vendendo una barretta di cioccolato.

Esiste questa sensazione di aprire la bocca e non riuscire a dirlo, ma non per la terra che calpesto, non per la sensazione che provo: per l’inadeguatezza delle parole, perché non è una sensazione – è la certezza ferma che quello che sto vivendo è la sovversione di quello che ero e sentivo fino a ieri.

Anche quella sera mi sono perso in quei nonpensieri, spaventato stupito e rapito dalla normalità con cui vedevi tutto, perdonami, se sono bambino che cerca di aprire una porta di cui non arriva alla maniglia e origlia e basta, mi sono perso nel colore dei tuoi occhi, nel taglio delle tue labbra, su un balcone che dava su quella strada con il tizio con il machete.

Ogni volta che vedevo i tuoi occhi affogavo un po’ di più. A rivederli, affogherei anche di più.


Cenotes/4

September 18th, 2011

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Ho fatto un sogno.
Ho fatto un sogno, eravamo noi due. Noi due, eravamo in un posto, se vogliamo chiamarlo così. Se era un posto era un posto lontanissimo, eravamo solo io e te, e intorno non c’era nessuno.

Le persone erano come alberi, sorridenti o imbronciate che fossero, erano uno sfondo. Pochi notavano la nostra presenza, e viaggiavamo. Ogni giorno ci spostavamo dove ci pareva, consapevoli che quello fosse un sogno. Ogni giorno insieme, ogni notte insieme, fino a credere di essere la stessa cosa, consapevoli che ci saremmo svegliati.

Ho fatto un sogno, e ogni notte ci stringevamo in un modo altrimenti impossibile, e ogni notte pensavo che sarebbe stata l’ultima notte della mia vita, così volevo averti ancora più vicina di così, anche se era impossibile, ogni notte in un posto diverso, ogni notte in un posto sempre più lontano.

Volevo che non sorgesse mai il sole, vivere in quel confuso e totale coinvolgimento della tua persona, vedere alla poca luce le linee che disegnavano il tuo sorriso.

Ho fatto un sogno che contava molte notti, e ogni notte, ogni notte, ci svegliavamo e ci stringevamo di più, e ogni notte te lo dicevo, che ti amavo. Ti dicevo

Ti amo

e poi il tuo nome. Tu sorridevi, tutte le notti, e dicevi che mi amavi anche tu, e dicevi il mio nome. Volevamo passare la vita assieme, se la vita era questa.

E poi ancora, ogni giorno e ogni notte, fino a non contarli più, provarli a scrivere sulla sabbia per vederli cancellati e per poter immaginare, sognare di nuovo, che quel giorno fosse sempre il primo, ad attendere un’altra notte in cui saremmo caduti l’uno dentro l’altra.

E una volta, forse l’ultima, l’ultimo risveglio, il tetto era un cielo con milioni di stelle, con la luna piena, su un letto sulla sabbia, lì si che avevo capito che era un sogno, e per quello avevo tanta paura, allora ti ho stretta ancora più forte e te lo ho detto un’altra volta, ma ormai le parole non sarebbero più bastate, come avrei potuto anche solo pensare che dirtelo fosse possibile? Quanto erano lontane le parole, il mondo, le persone, auto città lavori futuro, niente era più sensato, mentre tu dormivi con quel vento caldo. Nemmeno le lacrime mi salvarono.

Niente è più stato come prima, quando mi sono svegliato.


Cenotes/3

September 8th, 2011

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Ti ho trovata tra tutte, e ti ho scelta per me.

- ti ho scelto tra tutti, perché tu sia per me

- e quando camminerò, tu camminerai con me

- e quando sorriderò, tu sorriderai in me
- e quando sarò solo e alzerò gli occhi al cielo
- saprò che il mio cielo è lo stesso che hai tu
- saprò che l’oceano, è lo stesso che hai tu
- e quando sarò sola e guarderò alla terra
- saprò che è la stessa terra che sostiene te
- saprò che è lo stesso sole che scalda te
- quando sarò solo e guarderò alla mia anima
- saprò che è la stessa anima che oggi ti parla
- saprò che è la stessa che oggi ti parla

- e quando tra poco torneremo tra la gente
- saremo come cielo e terra
- saremo vicini ovunque

- perché l’unica cosa che conta
- è che ora siamo qui
- è che qui siamo noi.

- é che non c’è altrove in cui vorrei essere
- non c’è altro momento che potrei desiderare
- nessun altro uomo che vorrei vicino
- nessun altra donna che vorrei amare
- nessun altro uomo che vorrei amare
- la mano di nessun altra vorrei tenere
- e nessun altro che possa tenere la mia mano

- io amo la tua forza
- amo il tuo piacere
- amo quello che sei
- amo il tuo amare
- amo la tua voce
- amo il tuo pensiero
- amo la tua anima

-
-

- e tutto farò perché quello che sento sia libertà per te che oggi sei mio
- e la la libertà per entrambi, sarà tutto quello che farò per te, che oggi sei mia
- perché il nostro cielo sia sempre anche mio
- perché la nostra terra sia sempre anche mia
- perché lo sia il nostro sole
- e il grande oceano che ora è qui per noi

- combatterò perché il mio passo sia sempre leggero nel tuo cuore
- affinché la mia allegria sia sempre sincera nel tuo cuore
- le nostre menti
- i nostri cuori
- i nostri corpi
Siano sempre liberi

io, _, prendo te __ come mio unico amore, oggi e qui. Nella mia mente, nel mio cuore e sulla mia pelle ci sei solo tu

- tutto ciò che ho sempre voluto
- tutto ciò di cui ho sempre avuto bisogno
- è qui tra le mie mani

- le parole sono totalmente superflue
- possono solamente ferire

- e ora che abbiamo lo detto
- amiamoci nel silenzio.


Cenotes/2

May 15th, 2011

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Camminare pochi passi dietro di te.
Accorgersi che come nessun altro momento, quel momento non tornerà.
Bere di un cielo enorme, con un sapore che non ha niente di casa.
Sentire il peso che affonda nel terreno, come volesse rubarmi un po’ di anima.

Lontani

Lontanissimi

Nemmeno oltre le nuvole e l’oceano c’è una casa

Quando casa è qui.
Ti ho attesa un tempo infinito, le stelle no segnavano più la notte, il navigante era sperso.
Attesa è stato il mio nome, quando il tempo non si contava.

E ora non voglio più prima e dopo, solo questo spettacolo una volta e per sempre, i passi davanti ai miei, il tuo vestito leggero.

Mia rosa, musa, mistero e desiderio. Da pensare se sto veramente vivendo, se questa cosa che ho intorno sono veramente io.

Finchè l’oceano, unica musica, accarezzerà i nostri piedi, noi metà in quello che alcuni chiamano mondo, metà in quello che voglio chiamare cuore, perché oceano è ciò che non si può capire. Oceano è ciò che divide e contiene.

Chiudo i gomiti dietro la tua schiena, il tuo peso irrompe nel mio cuore.

I’m kissing you wide [..] I’m in luck


Cenotes

April 29th, 2011

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Volavo

e voglio tenermela con me, questa sensazione
in un’enorme stanza, volavo lentamente, a movimenti ampi e precisi. Volavo, fino a toccare per terra, la roccia, in una stanza di enormi stalattiti, con poca luce. con quella poca luce vedevo centinaia di colori, potevo immaginare a malapena cosa potesse essere veramente quel posto se avesse visto la luce vera.

Alcuni metri sopra di me, quasi ferma, volavi tu. Alzavo gli occhi, ti guardavo, mi staccavo a pochi centimetri da terra.
Fermi, lontani da qualsiasi altra cosa, guardandoci ma staccati l’uno dall’altra. Tanta acqua a dividerci e separarci. Poche persone, abbastanza lontane da rassicurare che fosse tutto reale senza disturbare.

Soprattutto, quella lentezza. Quella lentezza e quella bellezza a rubare gli occhi, cercando luce nella poca luce che c’era. Cercando buio per poter scappare ancora, rallentando tutto ancora di più. Tutto nella mia mano destra, la sinistra aperta verso di te, a salire all’infinito, infinitamente lento.

Piccola, tu, e la distanza a spegnersi, piano, fino a rubare l’ultima acqua tra noi, in un delirio di lentezza, tra centinaia di colori nel buio riconoscerli i tuoi occhi, i tuoi fianchi.
Non avrei voluto altro che sparire in quel momento, in un tuo sorriso.

Non avrei voluto altro che sparire in quel momento, in un tuo sorriso.


Le hai viste quelle luci

January 18th, 2011

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Le hai viste quelle luci? Con dentro qualcuno, in ognuna, hanno gli stessi miei pensieri? Hanno paure, vanno a dormire e fanno quelle cose che si chiamano sogni?

Lo pensavo guardando fuori, per poi scoprire che dall’altra parte, ma molto più lontano, qualcun altro lo pensava di me e di tutte le luci che avevo intorno.

E allora un po’ ho pianto, perché è fantastico non essere soli. È l’unica cosa che ci si può aspettare dal Mondo.

Come per esempio adesso lo pioggia cade, fuori ci saranno -2 gradi, ma il rumore se ne è andato, è rimasto qualcosa che non puoi nemmeno chiamare rumore quasi.

Quanto sembra lungo l’inverno quando è gennaio.

E tra poche settimane, si arriva la primavera,
un vento nuovo,
ma vecchio e già sentito tante volte,
lo amerò ancora si.
Dormiamo, che siamo vicini.


Non lo so se ti vorrei

January 10th, 2011

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vorrei immaginare di averti qui
ma non so se lo vorrei davvero
mi piace l’idea
forse sono troppo stanca per parlare
voglio staccare la spina
però tu sei vicino
forse mi manchi
ok ok scusa vai
sarebbe bello averti qui
però vorrei vederti da lontano
mi piace il pensiero di te
ci sediamo vicini
non parlare
e non tenermi la mano
anzi no prendila
ma non guardarmi
se no incominci a parlare
fissa un punto davanti a te
non sono ancora sicura di volerti qui
ma lo apprezzo
dovrei imparare ad apprezzarti di più forse


Tutto cade incantevole

December 28th, 2010

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fuori è un giorno fragile
qualche goccia di pioggia riga il vetro ogni tanto, in un posto in cui non sono mai stato, in cui nessuno sa che io sono
vedo un pezzo di valle, nuvole rapide che lasciano presagire azzurro incerto, osteggiato dalla scienza e dal buon senso
rumori lontani, stufa a pellet, pochi uccelli che cantano, tutti comunque vicini alle case, tegole messe ad arte non come quelle di casa mia
e le persone, due o tre se ne vedono, comunque lontane, comunque incerto cosa facciano, se stiano stendendo i panni o muovendosi da un punto all’altro delle loro case – o di case altrui
la neve forse c’è stata, non c’è più comunque, e io sono qui, come tanti altri alberi, che si fanno sfidare per gioco dal vento
il freddo non lo sento
ma sento quella sorta di impazienza, allegra, dell’attesa
che le nuvole passino, che le foglie si stacchino, pur essedo tutti innamorati di queste nuvole, perché sono, appunto, rapide
non annoiano mai e non sono mai troppo scure
non sono fantasia anche se ne scatenano molta
vorrei camminare fuori ma avrei paura di rovinare quello che vedo, di non essere più spettatore ma parte del quadro, di non essere adeguato
quindi rimango qui ancora un po’, la magia non interrompe, le persone rimangono poche, io rimango albero, il vento gioca senza fare male, mi posso dimenticare chi ero e chi sarò

lontano, ma non troppo lontano, corre una strada che si infila in una valle laterale
forse la imboccherò un giorno, forse vedrò quello che vede quel corvo che la sta sorvolando, e i miei piedi percuoteranno la pietra, guarderò prima la terra e poi la strada che si allunga e poi di nuovo la terra come quando si cammina
il mondo si muoverò lentamente intorno a me, le nuvole pioveranno o se ne andranno, un po’ come me
capirò cosa muove gli insetti, cosa decide dove scavano le radici, chi decide chi io debba amare

ma adesso è questo giorno di nuvola, con poco vento e pioggia a tratti, a confondermi tra gli altri alberi sorridendo pensando di essere un umano


Shangai 2

December 11th, 2010

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mm.. che mal di testa. ho sete.

oddio…
dove sono? cos’ho fatto? perché sono nuda?

…ancora?

questo qui mi sta dormendo addosso e non si sveglierà mai..
ma chi è? chi cazzo sei?? perché sono qui?
mal di testa. forte.

che ore sono? dove sono?

sono a shanghai. merda.
a casa di uno sconosciuto. in un punto sconosciuto. di shanghai.
merda.

sono un’idiota.

vale. puedo hacerlo.
devo solo scrollarmi di dosso questo tizio americano che lavora per la disney.
per la disney… ma si può?¿
si, disney.. sei enorme però.

ok. mutande, calze, pantaloni, reggiseno, maglietta, golfino.. avevo un golfino? si, qua. ok.
borsa: soldi, cellulare, documento. ok.
scarpe.. facciamo che le tengo in mano…

ma perché gli ho fatto comprare un’altra bottiglia di vodka?
perché l’ho seguito qui? perché abbiamo guardato sette minuti di Sherlock Holmes?
…tequila. maledetta tequila.

allora. ci siamo. ciao disney, dormi bene.
scusami se scappo così, ma è più facile.
non saprei proprio cosa dirti.
e in che lingua dirtelo.
in che lingua parlavamo poi stanotte? …abbiamo almeno parlato???

vabbeh sono le cinque di mattina. andiamo.
destra sinistra ..? destra.. ok le scale, ah.. è chiusa? cazzo..
c’è un cancello.. ma da dove esco?? ah il parcheggio.. e.. oh dio..
il portiere. chissà che risata si fa. sorridi.

ecco. una strada. un taxi. ce la posso fare.
il bigliettino. dov’è il bigliettino? qui.
l’indirizzo cinese. speriamo sappia arrivarci.

non si può fumare. c’è scritto sul sedile davanti a me.
e io stupida persa donna italiana fumo.
e per qualche strano motivo shanghai mi sembra bellissima.
mi sembra casa.

tornare all’alba.
lasciando una casa che non è la tua.
verso una casa che è tua solo per qualche giorno.

attraversando queste splendide città mentre si svegliano.
i rumori e i movimenti aumentano, ma lentamente.
cammino con i tacchi in mano.
con i vestiti della sera prima.
sul ponte de triana a sevilla,
sotto la minerva di pavia,
per le strade di shanghai.

e sorrido alla gente.
ai cinesi che alle 530 di mattina vanno a fare tai chi,
nei parchi dei complessi residenziali.
scioccamente felice.

ora devo solo farmi aprire.
non posso citofonare e svegliare il padre della mia amica che ci ospita.
devo chiamare. dalla cina in cina. posso farcela?
..voci meccaniche parlano in cinese.
grandioso. cazzo.

colpa di tre compagni di viaggio idioti,
che chissà perché, in qualche modo, stimo molto.
colpa del mio sentirmi un po’ insicura con ognuno di loro.
sapere di dover stare all’altezza.
che da ubriachi diventa dover stare al gioco…

esce qualcuno.
sorridi, fai passare, entra.
ok. ascensore. porta…

porta cinese ovviamente. che si apre con un codice ovviamente.
mah..
comunque è facile: 1111.

no, non funziona. merda.
forse ho sbagliato a digitare. 1111.

cazzo. cazzo. non funziona!
ma è quello! 1111. 1111!!!

riprova. oddio, aiuto suona tutto.
no, dai. merda. spegniti.

finito. grazie al cielo.
rimango qui fuori, fa niente, aspetterò, sono le sei ormai…

la porta si apre…

“Buongiorno Stefano. scusami, davvero. scusami tanto.”

“Ciao, ma tu sei tornata ora sola…? Tornate tutti insieme la prossima volta, per favore.”
“Si. Hai ragione, scusami.”

E scusami anche se sorrido mentre lo dico,
ma so già che non ci riusciremo.