’sera a tutti,
è da un po’ che non scrivo qui, dai primi di giugno praticamente, quando ho finito di leggere “La musica sveglia il tempo”.
Questa volta sono qui per raccontarvi una delle esperienze più naturali che abbia mai vissuto! Qualche giorno fa con due amici sono andata a fare…la…che…gironzolare un po’ con pinne e occhiali
! Ma è stata una figata!!
Arrivati in spiaggia la sera, verso le nove, ci siamo messi la muta (provate voi a mettervi una muta!!), in vita i pesi: a me tre kili, ma credo siano un po’ troppi
.. maschera e boccaglio, torcia in una mano, pinne e via dentro l’acqua con i miei compagni di viaggio o di nuoto, come preferite (io preferisco la prima).
Purtroppo ci accorgiamo subito che l’acqua è un po’ torbida, ma mentre procediamo si pulisce leggermente e ci permette di vedere un po’ di più il fondale! Così ha inizio una delle ore più a contatto con la natura che abbia mai vissuto, perchè si è lì, l’unica cosa che ci isola dall’acqua è la muta che semplicemente affianca ed aiuta il tuo corpo a mantnersi caldo e avvolgendolo lo accompagna. Le uniche cose che vedevo erano quelle che il mio raggio di luce (e quello di chi era affianco a me) arrivava ad illuminare ed ecco che mi rendo conto che la prospettiva cambia. Di giorno si ha una visione di insieme, di notte del particolare. Per quanto ne possa sapere io il particolare osservato in quel momento potrebbe non essere il particolare più interessante, ma comunque è il mio!..ma forse è meglio non divagare..
Nuotiamo per un po’, finchè non inizio a sentire un dolore cupo al naso..penso non sia niente e proseguo, ma man mano che avanzo, il dolore diventa sempre più acuto e ricordo la pallonata presa la sera prima sul naso..decido che è il caso di dare attenzione al dolore che inizia a farsi insistente. Tiro fuori la testa dall’acqua e la sensazione è duplice: prima rimango affascinata dalla luce delle nostre torce che si innalzava fino al pelo dell’acqua, quasi ipnotica, e di conseguenza,girandomi, penso a quanta “strada” avessimo fatto e cerco di stimare la resistenza del mio naso.. chiamo uno dei due miei amici e a grandi linee gli spiego al situazione (lì i 3 kili di zavorra li ho odiati!!), decidiamo di richiamare la comandante della situazione e tornare..
così rientriamo, sempre ammirando il fondale, ma la mia mente era divisa a metà tra dolore che contiuava a crescere e bellezza..
Arrivati a riva, levarmi la maschera o anche semplicemente tirare fuori la testa dall’acqua è stato un sollievo, ma se mi avessero detto che il dolore non sarebbe più tornato non sarei risalita sulla riva, ma semplicemente mi sarei ributtata in mare!Ormai nero..
Così, usciamo dal mare e subito ci accorgiamo del freddo, soprattutto dopo l’apertura della muta!Quindi..ora del thè caldo? Che pru, o per meglio dire: che soddisfazione; guardavo le stelle, coi capelli bagnati ed in mano una tazza di thè, mentre alzando lo sguardo vedevo le stelle e davanti a me qualche peschereccio (qualcuno abusivo), qualche luce e tanta,tanta pace.. a ripensarci non so se la pace fosse lì e mi entrasse dentro o se io innondata di pace la riflettessi sulle cose intorno a me, in entrambi i casi il risultato vi assicuro che era un qualcosa di indescrivibile.
Tutto questo si ha quando l’uomo smette di fare il supervisore e semplicemente riesce a calarsi nella realtà della natura da vero e mite osservatore, per lo meno, questo è quello che credo io!
….e non dite mai “Buona Pesca”!!!