
Ecco alcuni estratti dal libro che ispirò Jim Morrison nella vita e nella musica. (è un libro pubblicato nel 1954)
Il tema è quello fondamentale dell’indagine filosofica intorno alla natura dell’uomo e delle cose, ma il metodo d’indagine è “innovativo”: Huxley assume infatti mescalina (il principio attivo del peyote) per poter riferire di sè, del suo “sè” altrimenti inconoscibile, che le amplificazioni percettive della droga sono in grado di mostrargli.
In questo stato di allucinazione, Huxley arriva a vedere una nuova essenza delle cose, in un mondo in cui le categorie di spazio e di tempo non predominano più e nel quale tutto ciò che accade dentro e intorno è scisso da qualsiasi sensazione utiliritastica. Decisamente liberatorio.
I brani che propongo non mi trovano sempre d’accordo, ma sono spunti interessanti. Riportano più che altro le riflessioni che sono scaturite dall’esperienza visionaria.
Ho riportato anche il passaggio in cui viene esposta una teoria che ho tentato molto confusamente di spiegare a Capodanno ad alcuni miei amici.
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Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni gli altri; ma sempre, in tutte le circostanze, siamo soli. I martiri quando entrano nell’arena si tengono per mano; ma vengono crocifissi soli. Allacciati, gli amanti cercano disperatamente di fondere le loro estasi isolate in una singola auto-trascendenza; invano. Per la sua stessa natura, ogni spirito incarnato è condannato a soffrire in solitudine. Sensazioni, sentimenti, intuiti, fantasie, tutte queste cose sono personali e, se non per simboli e di seconda mano, incomunicabili. Possiamo scambiarci informazioni circa le esperienze, mai però le esperienze stesse. Dalla famiglia alla nazione, ogni gruppo umano è una società di universi-isole.
La maggior parte degli universi-isole sono sufficientementi simili l’un l’altro a permettere la comprensione deduttiva, o anche la mutua empatia o il “sentirsi dentro”. […] Ma in alcuni casi la comunicazione tra gli universi è incompleta o addirittura inesistente. La mente è il suo proprio posto e i posti abitati dal pazzo e dall’indivduo dalle doti eccezionali sono tanto diversi dai luoghi dove vivono uomini e donne comuni, che vi è poco o niente di terreno comune per quanto riguarda la memoria, da servire come base per comprendere o seguire i sentimenti. le parole vengono pronunziate, ma non chiariscono. […]
Vederci come gli altri ci vedono è uno tra i doni più salutari. Appena meno importante è la capacità di vedere gli altri come essi si vedono.
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[…]”…il tipo di teoria che Bergson espose relativamente alla memoria e alla percezione dei sensi. L’ipotesi è che la funzione del cervello e del sistema nervoso e degli organi di senso sia principalmente eliminativa e non produttiva. Chiunque è capace in ogni momento di ricordare tutto ciò che gli è accaduto e di percepire tutto ciò che accade dovunque nell’universo. La funzione del cervello e del sistema nervoso è di proteggerci contro il pericolo di essere sopraffatti e confusi da questa massa di conoscenza in gran parte inutile e irrilevante, cacciando via la maggior parte di ciò che altrimenti percepiremmo o ricorderemmo in ogni momento, e lasciando solo quella piccolissima e particolare selezione che ha probabilità di essere utile in pratica.”
Secondo questa teoria, ognuno di noi è potenzialmente l’Intelletto in Genere. […] Per rendere possibile la sopravvivenza biologica, l’Intelletto in Genere dev’essere filtrato attraverso la valvola riducente del cervello e del sistema nervoso. Ciò che viene fuori all’altro capo è il misero rigagnolo della specie di coscienza che ci aiuterà a sopravvivere sulla superficie di questo particolare pianeta. […] Alcune persone, tuttavia, sembrano nate con una specie di scorciatoia che evita la valvola di riduzione. In altri, temporanee scorciatoie possono essere ottenute o spontaneamente o come conseguenza di deliberati “esericizi spirituali”, o per mezzo dell’ipnosi, o per mezzo di droghe. Attraverso queste scorciatoie permanenti o temporanee passa, non la percezione di tutto ciò che avviene dovunque nell’universo (poichè la scorciatoia non abolisce la valvola di riduzione, che ancora esclude il contenuto totale dell’Intelletto in Genere), ma qualcosa di più, e soprattutto qualcosa di diverso dal materiale utilitario accuratamente scelto che le nostre ristrette menti individuali considerano come il completo o per lo meno sufficiente quadro della realtà.
[…]
Ciò che noi altri vediamo solo sotto l’influenza della mescalina, l’artista è congenitamente attrezzato a vedere sempre. la sua percezione non è limitata a ciò che è biologicamente o socialmente utile. Un po’ della conoscenza appartenente all’Intelletto in Genere supera la valvola di riduzione del cervello e dell’Io e arriva alla sua coscienza.
[…]
L’unicità dell’artista non consiste nel fatto che egli effetivamente vede [qualcosa di straordinario]. Essa consiste solo nella sua abilità di rendere in parole o in linee e colori, qualche accenno di un’esperienza non eccessivamente rara. Un visionario senza talento può percepire una realtà interiore non meno grande, bella e significativa del mondo visto da un artista; ma egli mancherà completamente della capacità di esprimere ciò che ha visto.
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Che l’umanità in genere sarà mai in grado di fare a meno dei Paradisi Artificiali, sembra molto improbabile. La maggior parte degli uomini e delle donne conduce una vita, nella peggiore delle ipotesi così penosa, nella migliore così monotona, povera e limitata, che il desiderio di evadere, la smania di trascendere se stessi, sia pure per qualche momento, è, ed è stato sempre, uno dei principali bisogni dell’anima. L’Arte e la Religione, i carnevali e i saturnali, la danza e l’oratoria, sono serviti tutti, come disse H.G. Wells, da Brecce nel Muro. E per l’uso privato e quotidiano vi sono sempre stati gli stupefacenti chimici. […] La maggior parte di questi modificatori della coscienza ora non possono essere presi senza prescrizione medica, oppure illegalmente e con notevole rischio. Per uso illimitato l’Occidente ha permesso soltanto l’alcool e il tabacco. Tutte le altre Brecce chimiche nel Muro sono etichettate Narcotici, e i consumatori non autorizzati sono tossicomani. […] I problemi sollevati dall’alcool e dal tabacco non possono essere risolti, va da sè, con la proibizione. Il desiderio universale di auto-trascendenza non può essere abolito sbarrando le comuni Brecce nel Muro. L’unica politica ragionevole è di aprire altre e migliori Brecce nella speranza di indurre gli uomini e le donne a cambiare le vecchie e cattive abitudini per altre nuove e meno dannose. Alcune di queste altre brecce migliori saranno di natura sociale e tecnologica, altre religiose o psicologiche, altre dietetiche, educative o atletiche. Ma il bisogno di frequenti vacanze dalla propria intollerabile personalità cosciente e dalle circostanze spiacevoli, senza dubbio rimane. C’è bisogno di una nuova droga che conforti e aiuti la nostra dolorosa specie senza che il danno remoto sia maggiore del vantaggio immediato. […]
Dalle documentazioni della religione e dei monumenti della poesi e delle arti plastiche sopravvissute fino a noi è evidente che per lo più gli uomini hanno attribuito maggiore importanza al paesaggio interiore anzichè all’esistenza oggettiva, hanno sentito che ciò che vedevano con gli occhi chiusi aveva un più alto significato spirituale di ciò che vedevano con gli occhi aperti. La ragione? La familiarità porta il disprezzo […]. Il mondo esterno è quanto ci aspetta al risveglio in ogni giorno della nostra vita; è il luogo dove, volenti o nolenti, dobbiamo cercare di organizzare la nostra vita. […] Quale meraviglia, allora, se gli esseri umani alla ricerca del divino hanno preferito in genere di guardare interiormente? In genere, ma non sempre. […] I taoisti e i buddisti di Zen guardarono oltre le visioni al Vuoto, e attraverso il Vuoto alle “centomila cose” della realtà obiettiva. Per la loro dottrina del Mondo fatto di carne, i cristiani avrebbero dovuto essere in grado, per primi, di assumere un simile atteggiamento verso l’universo intorno. Ma a causa della dottrina del peccato originale, essi trovarono molto difficile farlo.
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Almeno metà di tutta la morale è negativa e consiste nel tenersi lontani dai fastidi. La Preghiera al Padre è lunga meno di cinquanta parole e sei di queste parole sono dedicate a chiedere a Dio di non indurci in tentazione. Il contemplativo unilaterale lascia incompiute molte cose che avrebbe dovuto fare; ma in compenso egli si astiene dal fare molte cose che non dovrebbe fare. La somma del male, osservò Pascal, sarebbe molto diminuita solo se gli uomini potessero imparare a sedere tranquilli nelle loro stanze. Il contemplativo la cui percezione è stata liberata non ha bisogno di stare nella sua stanza. Egli può occuparsi delle sue faccende, così completamente soddisfatto di vedere l’Ordine Divino delle Cose e di esserne parte, che non sarà mai neppure tentato di cedere a ciò che Traberne chiamò “gli sporchi Capricci del Mondo”. […] quando tutte le cose vengono percepite come infinite e sante, quali motivi possiamo avere di avidità o auto-affermazione, di inseguire il potere o le più fosche forme di piacere?